Le forme dell’anima. Jessica Anais Savoia

Nessuno può dire di averla mai vista, o toccata, eppure l’anima ha un colore, e anche una forma. Secondo la personale visione dell’artista, la sagoma è quella di una figura astratta, dentro la quale convergono molte altre forme e colori. Fabrizio Bellanca ha dedicato a questo tema una densa serie di lavori eseguiti principalmente tra il 2007 e i primi mesi del 2008, attraverso i quali ha sperimentato la monocromia ma anche la molteplicità del colore, l’utilizzo di materiali differenti rispetto la tela, come le lastre d’acciaio, spazzolate o lucide.

Non convenzionale è stata anche la ricerca d’esecuzione in cui doveva trovare il modo di raggiungere l’anima stessa e immortalarla come in un grande specchio, che ogni volta ci racconta qualcosa di diverso. Un’emozione, un ricordo, la felicità, il dolore e il pianto, ma soprattutto la gioia scaturita dalla paternità dell’artista stesso. L’incisione su lastra d’acciaio con trapano Dremel ha permesso a Bellanca di trovare le ombre dell’anima, definendone i contorni sino alle più sottili sfumature, irradiandola poi di colori a volte densi, altre puri o diluiti.

L’anima si riflette allargandosi nello spazio, continuando a vivere su più tavole, come per i dittici Life Flower, la serie Embrio I, II e III o Piccola Jessica II, in cui l’olio e le resine su tela giocano policrome attorno a inserzioni in alluminio. Altri lavori si espandono puri sull’acciaio a specchio, inciso solo laddove c’è una storia da raccontare, come nel trittico Catch a star III, dedicato alla figlia Jessica, in cui i segni sono parole sussurrate o non ancora dette.

L’anima si riflette quindi nelle molteplici e differenti forme che compongono paesaggi fantastici, addirittura onirici, come recita il titolo di alcuni lavori, rilucendo nelle opere che diventano un inno alla vita con cui Fabrizio Bellanca festeggia i primi vent’anni di attività artistica

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English version

No one have seen or touched it yet, nevertheless the soul has a colour and even a form. By the own vision of the artist, the outline is the one of an abstract figure, inside of which converges many other forms and colours. Fabrizio Bellanca has dedicated a thick series of works to this theme, mainly between 2007 and the first quarter of 2008. Through these works, he has experimented monochrome style but even the multiplicity of colours, the use of materials different from canvas, as glossy and brushed steel leaf. Even the execution research in which he should found the way to reach his soul and immortalize it as a big mirror that always tell something different, has been unconventional. Emotions, memories, happiness, sorrow and tears but especially joy, the one came from the paternity of the artist himself. Etchings over steel leafs with a Dremel, allowed Bellanca to find shades of soul, defining contours till the finest nuances radiating them with colours, sometimes thick sometimes pure or dilute. The soul reflect itself, expanding itself keep on living on works, as for the diptych Life Flower, the series Embrio I, II and III or Piccola Jessica II, in which oil and resin on canvas plays polychromatic around zinc insertion. Other works expand themselves pure as mirrored steel, wrought only where there is a story to tell, as the triptych Catch a star III, dedicated to his daughter Jessica, in which signs are whispered words or not yet said words. So the soul reflects itself in the manifold and different forms that composes fantastic landscapes, even dreamed one, as recited by the title itself of some works, shining in operas that becomes a hymn to life with which Fabrizio Bellanca celebrate his first twenty years of activity as an artist.

a cura di Jessica Anais Savoia Como, Luglio 2008