Yourban Soul. Elogio della città

Yourban Soul. Elogio della città
Si ha bisogno del giardino, della gita fuoriporta, della seconda casa, dell’orto, dell’aria più leggera… tutto nell’ottica di fuggire dalla metropoli. Vero, ma la Grande Città sembra ancora essere necessaria. Le Corbusier la definiva “il luogo di contatto degli elementi attivi del mondo” (Urbanistica, 1925), già perché gli scambi, i confronti, le sollecitazioni che possono nascere nelle metropoli sono senz’altro esperienze che formano e modellano una personalità.
Le grandi città che ama Fabrizio Bellanca sono, tra le altre, New York, Boston, Londra, Barcellona, Milano che vengono osservate, prima dall’occhio del fotografo, e poi da quello dell’artista. I lavori di Bellanca, dalla prassi esecutiva che ha le proprie radici nel mondo della produzione tipografica e della grafica pubblicitaria, sanno infatti agevolmente muoversi tra la fotografia e la pittura, creando una loro netta identità. La città contemporanea, soprattutto metropolitana, i suoi scorci, le sue architetture e le persone che la vivono sono protagonisti assoluti delle sue opere. La loro forza sta in particolare nella capacità di sintonizzarsi perfettamente con lo sguardo dell’osservatore, qualsiasi sia la sua storia, il suo trascorso, la sua esperienza visiva: l’immediatezza della comunicazione è la carta
vincente delle opere di Bellanca. Le forme, le sovrapposizioni, gli incastri e di conseguenza i movimenti che ne scaturiscono creano una partitura interessante della composizione, che raggiunge effetti sorprendenti e di grande impatto soprattutto nelle tavole con pochi colori o addirittura completamente prive di cromatismo, in cui la resa del soggetto è tutta giocata nel rapporto tra bianco e argento, positivo e negativo.

2015---Barcellona-Urban-Soul-web

Italo Calvino racconta così la città immaginaria di Zora: “città che chi l’ha vista una volta non può più dimenticare. Ma non perché essa lasci come altre città memorabili un’immagine fuor del comune nei ricordi. Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, pur non mostrando in esse bellezze o rarità particolari. Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare nessuna nota” (Le città invisibili, 1972). La partitura è il segreto di Zora, come lo è delle città di Bellanca.

Elena Isella
Agosto 2015