Riflessioni su Dorian, il graffito moderno. Isabella Covertino

Nella Storia dell’Arte occidentale l’immagine pittorica privilegiata è stata sempre quella di tipo naturalistico, in cui le raffigurazioni riproducevano fedelmente la realtà secondo i canoni accademici rinascimentali, quali la prospettiva e la geometria del modulo.

Con l’impressionismo e il post-impressionismo, quindi con la nascita delle Avanguardie del primo Novecento, l’intera cultura artistica e letteraria si evolve radicalmente secondo nuove formule e sperimentazioni diverse tra loro, facendo decadere, seppure non del tutto, i principi dello spazio centrico e prospettico, con l’introduzione di nuove dimensioni spaziali e nuovi effetti coloristici. Picasso, nella fase definita “Cubista”, componeva oggetti e soggetti appartenenti alla realtà quotidiana, attraverso molteplici angolazioni, conferendo all’immagine aspetti e tempi visivi differenti.

Dunque risultava inesistente il rapporto tra figurazione e spazio, tra realtà e oggetto-soggetto; si avvertiva invece la necessità di andare oltre la conoscenza empirica delle cose per creare altri modelli di descrizione e di rappresentazione del reale.

Anche Joan Mirò stato in grado di suscitare emozioni facendo della sua Arte una sorta di vademecum attuale di simboli e linee primordiali immerse in una luce sempre più creativa e sorprendente.

L’opera del grafico Fabrizio Bellanca sorprende per le innovazioni tecniche e per i materiali sperimentati volta per volta, senza limiti e con la volontà di creare, comporre e scomporre forme interessanti all’interno di un certo simbolismo intimo e non sempre decifrabile. Un quadro di Bellanca non può essere letto e compreso con un solo sguardo, bensì deve necessariamente essere percepito con un tempo preciso di lettura.

Sembra quasi che esista una nuova dimensione, la quarta, quella del tempo, relativa alla costruzione dell’opera e alla sua lettura. è necessario un tempo per analizzare le singole parti, per ricostruirle mentalmente e per arrivare poi alla comprensione e al contenuto dell’opera.

Il fascino artistico è nel segreto delle forme, nella linea grafica elaborata e messa a punto su tela o su tavola, oppure su lastre di metallo per uso edilizio e industriale, con l’ausilio dei colori per vetro e della resina per le opere più recenti.

L’attualità va in scena secondo l’istinto dell’artista e viene approfondita da una analisi formale e da una libera interpretazione relativa alla tecnica e alla materia. La sensibilità dell’uomo sfocia in un connubio intimo tra riflessioni e contemporaneità , dove accanto ai bei ritratti proposti per la serie “Riflessioni su Dorian” si accostano gli specchi di acciaio incisi con il trapano, realizzati dalla creativitò moderna.

L’autore osserva la realtà , sogna e sperimenta, vive contemporanea-mente tra sogno e realtà , riproducendo con il suo stesso obbiettivo fotografico la propria immagine. Fabrizio Bellanca, da buon grafico, elabora il segno e il graffito, la traccia del proprio istinto creativo, lasciando viaggiare la mano liberamente… come Picasso, Mirò, Kandinskj e Baj. Si tratta di arrivare a un risultato compositivo costantemente arricchito dalle tecniche, dalle più tradizionali, come l’olio su tela, alle più innovative ed esemplari, come la resina su acciaio e le abrasioni su inox.

Questo modo di operare sulla materia ci riporta alla mente il modo in cui avvenivano le incisioni rupestri, scavate nella roccia con strumenti appuntiti di vario genere attraverso un lavoro di picchiettatura. La sua è una forma di Arte Comunicativa in chiave moderna, nata da una passione giovanile e “primitiva”, quella di fare i graffiti, di disegnare cerchi, linee, semplici icone, per arrivare a un disegno definito.

La Mostra, intitolata Riflessioni-tra sogno e realtà, vuole essere una rassegna di lavori di introspezione e di sperimentazione, di interazione con se stessi e con il mondo. Molteplici sono i modi di essere, di figurarsi e di vedersi attraverso la vanità degli specchi, proprio come i tempi di percezione e le interpretazioni che possiamo attribuire alle opere.

Ricordiamo che ciò che accade nella storia degli uomini, accade nella storia di ogni singolo uomo. Esistono realtà diverse nelle quali siamo immersi e dove ognuno di noi disegna il proprio graffito con i colori dell’essere in quell’attimo. Il figurativo astratto dell’autore scaturisce appunto dalla linea grafica più elementare, dalla trasformazione di immagine e dalla composizione e scomposizione di forme anche simboliche trasposte in chiave ironica.

a cura di Isabella Convertino Milano, Novembre 2005